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S.Nicolò, le origini (1915-1918)

La squadriglia francese e Gabriele D’Annunzio Nel 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia contro gli Imperi Centrali l’inestimabile patrimonio artistico di Venezia rimase esposto ai bombardamenti degli aeri austriaci. Il pericolo non lasciò indifferenti il governo francese che propose l’invio di alcuni caccia per proteggere la città.

L’offerta venne accolta dal nostro stato maggiore e il 13 agosto dello stesso anno, 36 uomini comandati dal capitano pilota Michel de Chalonge, partì da Lione alla volta della città lagunare. La squadriglia era composta tre ufficiali piloti, da tre osservatori e dal personale di terra compresi un sarto e quattro cuochi. Gli aerei erano i caccia terrestri Neuport 10, ai quali si aggiunsero gli Spad S VII, veloci biplani, chiamati affettuosamente Bebé per le loro ridotte dimensioni ( l’aereo pesava 480 kg al decollo). La cortesia venne restituita due anni dopo dal’Italia con l’invio in Francia del 18° Gruppo Aeroplani da Bombardamento costituito da tre squadriglie di Caproni Ca 3 dislocati sul fronte della Marna, dal quale condussero 63 efficaci azioni su obbiettivi strategici.

L’iniziale schieramento dei Neuport nel campo di Bazzera, nei pressi di Mestre, non si dimostrò adatto a tempestivi interventi di intercettazione di aerei nemici prima del loro arrivo sulla laguna rendendosi pertanto necessaria la ricerca di una nuova base. Con scelta originale il Comando della Marina, responsabile della piazzaforte veneziana, decise di ricavare un campo di aviazione dalla piazza d’armi del Forte di S. Nicolò al Lido. Lo spazio, ampliato con la demolizione di alcuni fabbricati minori, dimostrò la praticabilità del progetto e il primo dicembre, dopo tre mesi di lavori, la squadriglia francese si trasferì nella nuova sede segnando così la nascita dell’aeroporto lidense, l’attuale Nicelli.

La scelta fu felice. Dal nuovo posizionamento i Neuport potevano effettuare più rapide intercettazioni ed integrare l’azione delle famose squadriglie italiane di idrovolanti di stanza nella dirimpettaia isola di S. Andrea. Il comandante e i suoi piloti, ospitati nell’Albergo Paradiso, furono sovente al centro di un interesse mondano favorito anche dall’ottima cucina assicurata dai quattro cuochi al seguito.

La scelta fu felice. Dal nuovo posizionamento i Neuport potevano effettuare più rapide intercettazioni ed integrare l’azione delle famose squadriglie italiane di idrovolanti di stanza nella dirimpettaia isola di S. Andrea. Il comandante e i suoi piloti, ospitati nell’Albergo Paradiso, furono sovente al centro di un interesse mondano favorito anche dall’ottima cucina assicurata dai quattro cuochi al seguito. Il reparto ebbe visitatori illustri quali il Principe di Galles,il futuro Re Edoardo VIII, lo scrittore Celine, ed una madrina d’eccezione, l’affascinante baronessa Nicola Winspeare Guicciardi. Gabriele D’Annunzio diventerà un abitué del luogo mentre l’alta aristocrazia veneziana si aprirà sempre più ai piloti francesi. La presenza di Gabriele d’Annunzio al Lido, trasferitosi dalla celebre Casetta Rossa sul Canal Grande in Via Lepanto 24, per partecipare alle rischiose vicende della guerra adriatica, rappresenta un fatto storico non privo di fascino al quale non sfuggirono gli aviatori francesi che conoscevano i successi artistici e mondani del vate nel loro Paese. Una prova singolare di tale ammirazione la ritroviamo in una immagine di un aereo Spad sul campo del Lido con la scritta “Forse che si forse che no”, titolo di una famosa opera del poeta.

Durante il suo periodo di vita lidense lidense D’Annunzio si confermò un creativo anche in materia di arte militare contribuendo in modo originale ed efficace quella guerriglia audace e insidiosa da condurre in mare e in aria di cui si era fatto banditore lo stesso Tahon di Revel.

La presenza di D’Annunzio sul campo del Lido, l’attuale Nicelli, fu assidua e creativa. Comandante di una squadriglia di Caproni sperimentò per la prima volta in Italia l’impiego degli aerosiluranti terrestri fino a quando le necessità della guerra non richiesero il totale impiego del reparto sul fronte terrestre. La Squadriglia Siluranti Aeree, nata per emulare dall’aria i leggendari colpi di mano portati a segno dalla flottiglia MAS, diventerà dunque una reparto da bombardamento, sempre di base all’aeroporto del Lido, rafforzato con aerei SIA 9B. In ottobre il comandante D’Annunzio le cambierà nome e motto: la chiamerà S. Marco e per il motto abbandonerà il latino del “sufficit animus” per il veneto di “ tu con nu nu con ti”.

Prima di assaporare la gioia della vittoria anche Venezia dovrà soffrire il Calvario di Caporetto e sul fronte del cielo dettero il loro determinante contributo le squadriglie di S. Nicolò e di S. Andrea. In questo contesto, di fondamentale importanza per la vita della città e della storia della Nazione, affondano le radici dell’attuale G. Nicelli che dopo la cessazione delle ostilità e la smobilitazione cadde per oltre sei anni in un totale abbandono.(B.D.)

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