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Il litorale dell’isola è caratterizzato dai settecenteschi Murazzi, opera di difesa dal mare, che si estendono dagli Alberoni fino quasi al piazzale del Casinò. Qui sorgeva un tempo il vecchio forte delle Quattro Fontane (prima metà XIX secolo), ma dagli anni ’30 è stato sostituito da costruzioni moderne come il Casinò appunto e dal Palazzo del Cinema, sedi ideali per i numerosi eventi culturali e mondani ospitati dalla città tra i quali spicca per importanza la Mostra del Cinema.

murazzi
Tempio Votivo

Verso il centro dell’isola, l’architettura si fa ricca di edifici in stile libertye di parchi verdi. Via di comunicazione principale è il Gran Viale Santa Maria Elisabetta, la larga strada alberata che percorre perpendicolarmente l’isola dalla laguna al mare.

L’antico centro di Santa Maria Elisabetta si affaccia sulla laguna e conserva parecchi edifici di fine Ottocento oltre all’omonima chiesa.
In questa località, fiancheggiando la laguna si incontra il Tempio Votivo, eretto dopo la prima guerra mondiale in memoria dei caduti e dove riposano le spoglie Nazario Sauro.
Percorrendo la riviera San Nicolò, fiancheggiata da edifici liberty, si raggiunge la località San Nicolò dove si trova la più grande fortificazione dell’isola (il Ridotto del Lido) e dove è possibile ammirare l’antica chiesa, ricostruita nel Seicento: il giorno dell’Ascensione è qui che la Serenissima celebrava lo Sposalizio del Mare, cerimonia che ancora oggi si ripete annualmente nel mese di maggio.

Nella parte opposta dell’isola, sul lato del mare, si trova invece il Lungomare, molto suggestivo, consiste in un lungo viale che costeggia la spiaggia fiancheggiato da pini marittimi che dalla zona dell’ex Ospedale Al Mare, a San Nicolò, conduce sino all’inizio dei Murazzi.

Malamocco

Ogni pur minima storia del Lido non può che partire da Malamocco.
Non solo perché questo borgo luminoso e pittoresco riproduce in piccolo ma fedelmente Venezia (con i suoi canali, le calli, i campi e i campielli e le case basse l’una all’altra addossate) alle cui vicende è legata l’evoluzione dell’isola nei secoli, ma anche e specie perché esso è lì a ricordare un enigma storico che da secoli appassiona l’opi­nione pubblica e divide, anche aspramente, gli studiosi.
Metamaucum. l’antica Malamocco. porto della ricca e potente città di Padova ancora in epoca romana, era divenuto centro tanto importante da meritare di essere scelto come capitale dello Stato veneziano, quando esso stava appena nascendo, dal 742 all’811. anno in cui, per motivi di sicurezza, il centro del potere veniva spostato a Rivoalto, al centro delle isolette che, riunite, avrebbero poi dato luogo alla città di Venezia. Nei primissimi anni del XII secolo questa città è scomparsa nel nulla, forse del tutto all’improvviso, forse per una trasformazione ambientale progressiva ma comun­que assai rapida.

Il “Novo Metamauco” iniziava a sorgere, proprio là dove è ora l´ odierna Malamocco, sicuramente meno di 20 anni dopo la fine di “Metamaucum Vetus” (almeno tre documenti di data certa, 1098, 1108, 1117 certificano dell’esistenza del vecchio centro, di una situazione di crisi in atto, o appena avvenuta, e dell’esistenza, infine, del nuovo centro) ma, per quanto possa sembrare assurdo, da nessun documento dell’epoca si può risalire a dove fosse stata ubicata l’antica capitale, per cui ancor oggi, in attesa che moderni sistemi di rilevamento vengano a chiarire il mistero, non si può nemmeno affermare con certezza se essa sia sepolta lontano, in mare o in laguna, o se, più semplicemente, giaccia a fianco della attuale, solo appena un poco più sotto.

chiesa di Malamocco
s.nicolo

S.Nicolò

Giungere a S. Nicolo (all’estremità opposta dell’isola rispetto a Malamocco) è ancora oggi un’emozione per chiun­que, turista o veneziano che sia.

Che lo sia stato anche in passato, magari con motivazioni diverse a seconda dei periodi, lo testi­moniano cronache di avvenimenti assai lontani nel tempo, lettere di grandi poeti di epoche a noi assai più vicine (non solo Byron, ma anche Goethe, Shelley, De Vlusset…) e tutto quanto risalta scritto sul luogo, in questo secolo, da quanti ne hanno fatto personale esperienza.
Il perché di questa emozione (non però certamente disgiunta dall’intenso piacere della naseggiata lungo la riviera per giungere al luogo partendo da S. Maria Elisabetta, per­ché essa ha concesso continui scenari da cartolina con Venezia che si specchia in laguna) è certa­mente da ricondurre a quanto è schematizzato nel particolare dell´ originalissima pianta cinquecentesca dell’intera isola, là dove, al centro, si evidenzia un convento e a sinistra e a destra, rispettivamente, un forte e un cimitero, elementi che hanno creato da sempre,  nel luogo, un’atmosfera particolare che si coglie anche oggi quan­do, pur essendo essi ancora tìsicamente presenti, la realtà complessiva che li motivavan è sostanziaImente cambiata.

Il convento di S. Nicolò 

La costruzione religiosa prima indicata  è oggi appena oltre l´originalissimo ponte in pietra d’Istria (ben 8 metri e mezzo di luce!) mancante nelle piante pubblicate per essere stato costruito (forse su progetto del famoso architetto militare Francesco Malacreda), poco più di un secolo dopo la loro stampa.
Anche se non è più esattamente la stessa (in quanto sia la basilica romanica che il convento che la componevano, pro­gettati e costruiti per l’ordine dei benedettini tra il 1043 e il 1053, sono stati ampliamente rimaneggiati nel corso dei secoli), la struttura nel suo complesso mantiene molti motivi di interesse sia dal lato religioso (nella basilica sono con­servate le reliquie di S.Nicolò di Myra, “soccorritore universale in terra e in mare”, reliquie contestatissime perché tra­fugate dai Veneziani in Terrasanta nel 1096, cioè ben 9 anni dopo che i baresi avevano fatto la stessa cosa, e per que­sto motivo, soggette a varie ricognizoni canoniche nel corso dei secoli: l’ultima è avvenuta nel 1993) sia da quello architettonico (il chiostro rinascimentale è un piccolo gioiello).
Nulla però vale tanto quanto il significato di testimonianza storica che la sua conservazione consente, di valore addirit­tura enorme per l’importanza, orila Venezia delle origini, sia delle abbazie benedettine che del culto delle relique a fini non solo religiosi ma. e specialmente,  politici, militari e sociali.

convento di san nicolo
cimitero ebraico

Il Cimitero ebraico Là dove, nella pianta cinquecentesca, era la “Casa di Zudei” sorge ancora una parte, quella più antica, del cimitero ebraico di Venezia (quella più recente sorge appena poco più oltre, verso l’interno, separata dalla prima dal cimitero cattolico).

Il luogo ha indubbiamente risentito della vicinanza della fortezza riuscendo a conservare la prerogativa di estremo silenzio che ancora oggi lo caratterizza e che ben si addice a una comunità di defunti (anche se l’equivalente ebraico del termine “cimitero”, che per i cattolici sta come luogo dei morti, è “bet chaim”, cioè, letteralmente, “casa dei viventi”. Questa potrebbe anche essere la spiegazione del termine “Casa” usato nella pianta cinquecentesca per indicarlo).

Il cimitero ebraico è uno dei luoghi più rimarchevoli dell’isola:

  • sia per il suo grande valore di testimonianza storica (storica. (Si era nel 1586 quando il magistrato al Piovego concedeva quel rettangolo di terra di passi 70×30 a Salomone e Crisante a nome di tutta la comunità veneziana ma quella, in città, commerciare e prestare denaro nei sui “Banchi”, così come faceva dal momento del suo  arrivo nella zona circa  un secolo prima. Per  risiedere doveva fermarsi nell´immediato entroterra. Il divieto finirà ufficialmente solo nel 1516, quando la Repubblica le desti­nerà un area esclusiva in città per poterne meglio sfruttare le potenzialità economiche e, nello slesso tempo, per contollarla. Nascerà lì, allora, il primo “Ghetto” del mondo);
  • sia per la suggestione unica che il luogo ècapace di dare per la perfetta integrazione tra i manufatti (tutti architettonicamente assai prege­voli) e la vegetazione (spesso così incredibil­mente fitta da colorare variamente la luce del sole).

Le ville Liberty

Non appena consolidata, la scoperta dell’arenile non è solo una molla potente di richiamo turistico stanziale e quindi, del sorgere di tante strutture alberghiere: per molte famiglie veneziane (e non solo quelle) è la motivazione per costruire al Lido l’abitazione per la stagione estiva (che prima si passava esclusivamente in campagna).

Data la grande disponibilità di terreno a poco prezzo (solo per gli orti e le vigne attorno al Viale i costi sono subito e assai rapidamente saliti) diventa naturale prevedere attorno ad essa un ampio giardino da cintare in modo ade­guato: quella magari pensata inizialmente solo come una modesta “seconda casa” diventa, il piu´ delle volte, una vera e pro­pria villa, il cui progetto deve essere affi­dato agli architetti più noti o più promet­tenti.

Questo precesso dette intenzioni trova in quei professionisti il terreno più fertile per trasformarsi in realtà perché essi stanno fremendo dal desiderio di potersi cimentare nei vivaci ed estrosi canoni architettonici moderni, cosa del tutto impossibile all’interno della Città.

La rea­lizzazione dell’uno è stimolo per l’altro (proprietario o architetto che sia), ed è così che, tra la fine dell’800 e i primi del 900, vengono costruite al Lido tante ville liberty da rendere difficile trovarne, al mondo, una tale concentrazione.

villa asta

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